VINC3NT

Pria di morir sul fango della via,
imiteremo Bresci e Ravachol

Una gomma per cancellare

vinc3nt | 03 Aprile, 2008 16:57

riporto per intero questo articolo tratto da: machete, che ha alzato un notevole polverone dentro indymedia.

 

Ho saputo, quasi per caso, che il mio articolo “Punk’s not…” apparso sul primo numero di MACHETE ha provocato in rete un piccolo putiferio. Da semianalfabeta telematico quale sono, uso internet soprattutto per la mia corrispondenza privata. Ma poi a MACHETE è arrivata una e-mail con cui ci segnalavano che questo articolo, dopo essere stato postato su Indymedia Lombardia, era stato cancellato. Pazienza, mi sono detto, qualcuno ne avrà avuto a male; non è certo la fine del mondo. Allora ho io stesso postato l’articolo su Indymedia svizzera firmandolo anticensura, tanto per verificare i confini della censura. Ritrovandolo visibile il giorno dopo, non me ne sono più curato. Per me la storia era bella che finita. Macchè! Alcuni giorni fa un amico (nonché vecchia pellaccia punk) mi ha accennato ad una discussione su Indy per via della censura subita dal mio articolo e ad una lettera inviata agli Indyani da un ex-punk milanese risentitosi per essere stato da me citato. Così ho dato un’occhiata più approfondita in rete ed ho scoperto che quell’articolo è ora presente su molti snodi Indy (pur essendo stato oscurato nel frattempo anche da Indy svizzera) nonché su altri siti, ed ho letto parte della discussione nata fra i vari “mediattivisti”. Ho avuto anche modo di leggere il pregevole editto meneghino di Gomma, questo ex-punk che non si può nominare perché altrimenti si sente (para)minacciato. La sua lettera è un tale capolavoro di ipocrisia e di intrigo che mi sembra giusto e doveroso riportarla qui integralmente:

Ciao mi chiamo gomma (qui c'è tutta la mia vita: www.gomma.tv)
Seguo Indy da quando è nata e pure da quando è risorta. Mi spiegate come è possibile che tieniate online questo "approfondimento" che altro non contiene che insulti e (para)minacce a me ed altri (nonché il luogo dove ogni giorno timbro il cartellino)? Vi ricordo la vs policy sulle motivazioni della cancellazione:
6. I messaggi che utilizzano un linguaggio finalizzato al semplice insulto o alla minaccia personale vengono nascosti.
Io non vi chiedo di toglierlo, fate quel cazzo che volete. Però nella mia concezione etica, su un mezzo di comunicazione mettere delle robe dure su una persona allegate a info su come rintracciarla è una pratica che negli ultimi 30 anni (da quando faccio attività social-politica-comunicativa) ho visto usare solo a... vi devo fare la lista? Meglio di no, non vorrei a provocazione rispondere con provocazione.
Resta inteso che la vs risposta sulla questione etica comporterà una conferma o un radicale cambiamento di punto di vista su cosa è, oppure su cosa è diventata Indy: io sono per togliere il discorso della feltrinelli/localizzazioni fisiche delle persone ma lasciare l articolo ma in realtà mi rimetto a chi ha piu il polso del movimento di me . cmq il discorso della feltrinelli e effettivamente fuori policy x il resto ... non mi va di censurare articoli a comando.

Dopo averla letta, non sapevo se mettermi a ridere o a piangere. Che lui non sia d’accordo con quanto ho scritto, lo posso ben capire. Che si sia risentito, anche. Ma avrebbe potuto rispondere alle critiche. Non poteva sostenere le sue scelte, motivarle, magari deridere quelli come me che non hanno capito che i tempi sono cambiati e che quindi bla-bla-bla-bla? Oppure, non poteva ignorare le mie parole avendo altro di meglio e di più importante da fare? No, non poteva. Anzitutto, per la sua presunzione. No, dico, ma vogliamo scherzare? Lui è Gomma, G-O-M-M-A. Ora che ha assaporato le luci della ribalta mediatica, ora che è abituato ad “incassare” successi, non tollera critiche, né si abbassa a ribattere quanto può affermare un perfetto sconosciuto come me. La sua «concezione etica» glielo impedisce: meglio mandare agli Indyani letterine in cui, dopo aver esibito il suo blog-curriculum (della serie: lei non sa chi sono io!), li invita non alla censura (diamine, ci mancherebbe!) ma solo al rispetto della policy di Indy dietro sottile ricatto (il radicale cambiamento di punto di vista su Indy, il SUO punto di vista ovviamente, che lui però presenta come oggettivo e valido per tutti, manco fosse quello di Sua Maestà). Il mio articolo va quindi oscurato non perché scomodo ai suoi affari, ma perché contiene (para)minacce nei confronti della sua sacra persona. E lo dice lui, che dall’alto della sua trentennale carriera «social-politica-comunicativa» sa come vanno queste cose…

Mah, mi sa che il nostro ex-punk stavolta ha sbagliato i suoi calcoli. Dopo aver pensato che il punk fosse una sua proprietà da poter sfruttare in eterno a fini commerciali senza essere disturbato, ha poi pensato che anche Indymedia fosse un suo feudo e che quindi tutti i “mediattivisti” pendessero dalle sue labbra come i suoi vassalli lombardi e svizzeri. Invece no, fra gli Indyani c’è anche chi (ed è la maggioranza) si è giustamente incazzato di fronte alla sua ingerente arroganza che pretende di stabilire cosa si possa e non si possa leggere. E poi, di quali (para)minacce va cianciando? Io non ho scoperto che lavora per la Feltrinelli mentre lo pedinavo di nascosto, in vista di aggredirlo. Ho semplicemente dato un’occhiata al suo blog. È lui stesso a dirlo. Così come è da lì che ho appreso della sua collaborazione con la RAI. Sicché, se lui si vanta pubblicamente dell’alto profilo dei suoi datori di lavoro (per dimostrare di riflesso la propria competenza tecnica), va tutto bene. Ma se lo riporto io per dimostrare come abbia rinnegato l’anti-istituzionalità che caratterizzava il punk, allora devo essere oscurato! Più che (para)minacciato, questa Gomma è un gran para… no, non lo dico, altrimenti gli indyani lombardo-svizzeri mi censurano.

Fatto sta che la sua reazione gli si è ritorta contro. La cosa più divertente è che quell’articolo sarebbe presto scomparso, superato dai nuovi contributi, e forse sarebbe passato del tutto inosservato. Invece ora, dopo la censura subita, è diventato persino oggetto di discussione. Di più, il (para)minacciato ha fatto scazzare fra loro gli stessi indyani. Bella mossa, complimenti, che denota la trentennale esperienza «social-politica-comunicativa» di chi la sa tanto lunga.

In realtà, se Gomma si è dato tanto da fare contro il mio articolo è perché non può tollerare che qualcuno gli faccia 
cattiva pubblicità mentre lui è intento a vendere i suoi prodotti culturali al movimento. E non avendo alcuna ragione da opporre, giacché sa perfettamente che i fatti da me riportati sono tutti veri, gli è rimasta da giocare solo la carta della pressione censoria. Gomma è uno di quei personaggi che amano stare con i piedi in più staffe. Mentre dalle istituzioni vuole tolleranza e sovvenzioni, dal movimento vuole rispetto e clientela. Il mio articolo, mancandogli di rispetto, rischiava di rovinargli gli affari con la clientela.

In fondo capisco la sua stizza. Mi sembra il minimo da parte di qualcuno che presenta il delatore Timothy Leary (talmente infame da vendere all’FBI i Weathermen che lo avevano fatto evadere), o il cortigiano di tiranni Hakim Bey (scappato dall’Iran durante la rivoluzione per via del suo coinvolgimento con il regime dello Scià), come sovversivi da elogiare e pubblicare. Chissà, forse è stata la sua sbandierata «concezione etica» a consigliarlo di tacere ai suoi lettori questi piccoli dettagli sul conto dei suoi adorati autori. Come diceva il suo infame mito underground Leary, «Bisogna vendere la nuova cosa ai ragazzi». E al limite, anche quella vecchia.

 
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