VINC3NT

Pria di morir sul fango della via,
imiteremo Bresci e Ravachol

Individualista

vinc3nt | 21 Settembre, 2007 09:40

[...] "Noi non vogliamo quindi programmi di tattica, e per conseguenza non vogliamo organizzazione. Stabilito il fine, la meta a cui tendiamo, lasciamo libera ad ogni anarchico la scelta dei mezzi che il suo criterio, la sua educazione, il suo temperamento, il suo spirito di combattività gli suggeriscono come migliori. Non formiamo programmi fissi e non formiamo piccoli o grandi partiti. Ma ci aggruppiamo spontaneamente, e non con criteri permamenti, secondo le affinità momentanee per un dato scopo, e incessantemente trasformiamo questi gruppi a seconda che cessa lo scopo per il quale ci eravamo associati, e altri scopi e altri bisogni sorgono e si sviluppano in noi e ci spingono alla ricerca di nuovi cooperatori, di gente che pensi identicamente in quella determinata circostanza [...] 
 
 
bresciLe simpatie di molti compagni per il nuovo Partito Comunista d'Italia fondato a Livorno nel Gennaio 1921, che sembrava aver tolto la fiaccola della rivoluzione dalle mani di un partito socialista sempre più diviso, spaventato ed incerto sul da farsi, e un profondo rancore per le beghe che dividevano e paralizzavano il loro movimento, spinsero un gruppo di anarchici a staccarsi da "Umanità Nova" per fondare un giornale proprio.
Il primo numero de "L'Individualista", periodico anarchico quindicinale, uscì a Milano il Primo Febbraio 1921. La sua sede era in viale Vigentina, dove abitava Ugo Fedeli. Redattore responsabile: Eugenio Macchi. 
 
Gli anarchici de "L'Individualista" così si presentarono nel primo numero del loro giornale:
 
"Noi siamo un gruppo di giovani operai che, mentre i partiti discutono di quale società si ornerà il mondo, pretendono la libertà dell'individuo all'infuori e contro ogni società. Noi vogliamo instillare, nell'istinto di ogni individuo, il germe della verità e dell'indipendenza. E verso nessun sole dell'avvenire i nostri sguardi sono attratti, ma sulla realtà del momento che fugge, sull'attimo che noi viviamo, perchè noi non possiamo vedere oltre la nostra vita, e i nostri sforzi sarebbero inutili, se tesi a consumarsi in una speranza che domani una società meglio costituita potesse raccoglierci in una vita eternamente felice".

Secondo "taluni anarchici pettegoli", "L'Individualista" sarebbe sorto in odio a "Umanità Nova" e a "Nichilismo", altro periodico anarchico milanese fondato l'anno prima.

"Qualcuno di noi ha osato, apriti cielo!, fare considerazioni piuttosto pessimistiche sulle condizioni del movimento anarchico in Italia, e specialmente a Milano, malgrado l'esistenza o forse proprio per l'esistenza di "Umanità Nova". E taluni di noi, in date circostanze, sono stati trattati tutt'altro che con camaraderie da alcuni di "Umanità Nova" e di "Nichilismo". Se è vero che noi, allo stato attuale delle cose, non sdilinquiamo di passione per "Umanità Nova"; se è vero che quasi tutti noi abbiamo in un primo tempo dato tutta la nostra solidarietà e il nostro appoggio a "Nichilismo", e in seguito tale appoggio e tale solidarietà abbiamo cessata; tutto ciò non autorizza nessuno, assolutamente nessuno a prestarci delle intenzioni che noi qualifichiamo senz'altro ignobili e che per conseguenza noi non possiamo avere. Noi siamo individualisti, ma non di quelli passati attraverso il nulla per finire nel rivoluzionarismo di moda- e qui il riferimento e la polemica nei confronti di spregevoli personaggi del calibro di Carlo Molaschi appare evidentemente palese, n.d.r.- e rimaniamo individualisti poichè siamo di quelli che l'individualismo considerano ancora e sempre la migliore essenza dell'anarchismo che non sia cucinato ad uso e consumo delle unioni, delle leghe, delle organizzazioni etc. etc."
Scontenti dei compagni e dei loro giornali, questi anarchici dissidenti ed eresiarchici; scontenti dell'apatia del movimento, ridotto a battersi per la liberazione di Malatesta, il quale si trovava in carcere dall'Ottobre 1920, e a compilare elenchi di vittime politiche destinati soltanto ad allungarsi; scontenti, insomma, un po' di tutto, alla maniera degli individualisti di un tempo; scontenti e nauseati al punto di proporsi di restare "fuori della mischia".

Così si leggeva infatti sul numero del Primo Marzo 1921:
"Nella lotta tra fascisti e socialisti noi anarchici individualisti comprendiamo vieppiù la necessità di rimanere neutri. Non sono che contese altrui. Noi abbiamo un naturale ed istintivo ribrezzo pel fascismo e lo odiamo. Ma come possiamo correre in aiuto a queste organizzazioni in pericolo, a questi organizzati aggrediti, se essi stessi si mostrano sempre indifferenti quando gli anarchici, imprigionati e perseguitati in mille guise per un ideale di giustizia che dovrebbe essere pure il loro, malgrado gli appelli insistenti, quasi umilianti alla loro solidarietà, furono abbandonati così vilmente alla loro sorte? I fascisti difendono una causa senza ideale; gli organizzati difendono un ideale senza causa; ma gli uni e gli altri difendono esclusivamente i proprii interessi".

Intorno a "L'Individualista" al principio del 1921, come l'anno prima intorno a "Nichilismo", si raccolse un gruppo di anarchici amareggiati dalle delusioni del dopoguerra le cui posizioni, improntate ad uno sdegno aristocratico e virtuoso, hanno il senso di un ritorno ai principi dell'individualismo più puro.I fondatori de "L'Individualista" non celano la propria nostalgia per i tempi in cui "gli anarchici erano ancora pochini pochini" ma "votavano meno ordini del giorno ed agivano di più".
 
Accessible and Valid XHTML 1.0 Strict and CSS
Powered by NoBlogs.org and A/I Collective.