Pria di morir sul fango della via,
imiteremo Bresci e Ravachol
vinc3nt | 12 Aprile, 2008 10:15
..devo ricordare che il libro è stato condannato in Italia
alla distruzione. Una sentenza della suprema corte italiana lo ha
destinato al rogo. In tutte le biblioteche dove si trovava un suo
esemplare è arrivata una circolare del ministero degli Interni per
ordinare l'incenerimento.
Non sono stati pochi i bibliotecari che si sono rifiutati di distruggere il libro, ritenendo tale pratica degna dei nazisti e dell'Inquisizione, ma il volume non è consultabile per legge.
Allo stesso modo il libro non può circolare in Italia e molti compagni ne hanno avuto sequestrate delle copie nel corso di innumerevoli perquisizioni domiciliari.
Per avere scritto questo libro, sono stato condannato ad un anno e mezzo di prigione *>>
[Alfredo Maria Bonanno - nell'introduzione all'edizione inglese]
vinc3nt | 08 Aprile, 2008 14:15
E non c’era più l’invasor — quello in camicia bruna, con le sue truppe e i suoi carri armati, con le sue bombe e la sua brutalità, con la sua sete di guerra mondiale. In compenso ho trovato un “ospite” alleato a stelle e strisce — con truppe e carri armati, testate nucleari e brutalità, pure lui con una gran sete di guerra mondiale. Il primo mi urlava ordini, mi prendeva a calci, mi torturava, mi massacrava. Il secondo, no. Lui mi ignora, talvolta mi saluta perfino mentre parte per altri paesi dove va a urlare ordini, a prendere a calci, a torturare, a massacrare. Certo, può capitare che si sbagli e che il suo “fuoco amico” stermini anche chi gli sta accanto. Ma, se nessuno protesta, è pronto addirittura a dimenticare.
Non ho trovato nemmeno l’alleato del vecchio invasore, quello locale in camicia nera. Non ho trovato il suo manganello, né il suo olio di ricino. Non ho trovato l’OVRA, con le sue spie e i suoi pedinamenti. In compenso ho trovato l’alleato locale dei nuovi “ospiti” a stelle e strisce, quello in giacca e cravatta. Usa il manganello e il ricatto. Ha la DIGOS e il ROS, con le loro microspie e le videocamere.
Non ho trovato neanche la caccia agli stranieri, agli ebrei, capri espiatori da mettere all’indice e rinchiudere in campi di concentramento. In compenso ho trovato la caccia ad altri stranieri, i clandestini, capri espiatori messi all’indice e rinchiusi nei centri di permanenza temporanea. I primi erano perseguitati perché non infettassero la razza, i secondi lo sono perché non infestino la nazione.
Non ho trovato neppure la dittatura fascista, quella col partito unico che imponeva il proprio volere costringendo i dissidenti all’esilio o al carcere. Non ho trovato la sua radio da cui diffondeva il suo credere, obbedire, combattere. In compenso ho trovato la dittatura democratica, con pochi partiti e un solo programma di massima che costringono chi non è d’accordo al silenzio o al carcere. Usa la televisione per instillare il suo credere, obbedire, lavorare.
La prima voleva eliminare la conflittualità fra le classi sociali, subordinandole all’esigenze dello Stato. La seconda... pure.
Non ho trovato infine un paese per lo più povero, dalle dispense vuote ma dal paesaggio rigoglioso, dalla vita rude ma dai rapporti intensi. In compenso ho trovato un paese per lo più ricco, dai frigoriferi pieni ma dal paesaggio inquinato, dalla vita facile ma dai rapporti insipidi. E purtroppo ho trovato ancora, e ancora, le industrie, le banche, le chiese, le scuole, le caserme, i tribunali, le carceri...
Questa mattina, 25 aprile, mi son svegliato e mi hanno spiegato che dobbiamo festeggiare l’avvenuta Liberazione. MA NON HO CAPITO QUALE.
[questo articolo è tratto da machete aperiodico anarchico www.macheteaa.org]
vinc3nt | 03 Aprile, 2008 16:57
riporto per intero questo articolo tratto da: machete, che ha alzato un notevole
polverone dentro indymedia.
Ho saputo, quasi per caso, che il mio articolo “Punk’s not…” apparso sul primo numero di MACHETE ha provocato in rete un piccolo putiferio. Da semianalfabeta telematico quale sono, uso internet soprattutto per la mia corrispondenza privata. Ma poi a MACHETE è arrivata una e-mail con cui ci segnalavano che questo articolo, dopo essere stato postato su Indymedia Lombardia, era stato cancellato. Pazienza, mi sono detto, qualcuno ne avrà avuto a male; non è certo la fine del mondo. Allora ho io stesso postato l’articolo su Indymedia svizzera firmandolo anticensura, tanto per verificare i confini della censura. Ritrovandolo visibile il giorno dopo, non me ne sono più curato. Per me la storia era bella che finita. Macchè! Alcuni giorni fa un amico (nonché vecchia pellaccia punk) mi ha accennato ad una discussione su Indy per via della censura subita dal mio articolo e ad una lettera inviata agli Indyani da un ex-punk milanese risentitosi per essere stato da me citato. Così ho dato un’occhiata più approfondita in rete ed ho scoperto che quell’articolo è ora presente su molti snodi Indy (pur essendo stato oscurato nel frattempo anche da Indy svizzera) nonché su altri siti, ed ho letto parte della discussione nata fra i vari “mediattivisti”. Ho avuto anche modo di leggere il pregevole editto meneghino di Gomma, questo ex-punk che non si può nominare perché altrimenti si sente (para)minacciato. La sua lettera è un tale capolavoro di ipocrisia e di intrigo che mi sembra giusto e doveroso riportarla qui integralmente:
Ciao mi chiamo gomma (qui c'è tutta la mia vita: www.gomma.tv)
Seguo Indy da quando è nata e pure da quando è risorta. Mi spiegate come è possibile che tieniate online questo "approfondimento" che altro non contiene che insulti e (para)minacce a me ed altri (nonché il luogo dove ogni giorno timbro il cartellino)? Vi ricordo la vs policy sulle motivazioni della cancellazione:
6. I messaggi che utilizzano un linguaggio finalizzato al semplice insulto o alla minaccia personale vengono nascosti.
Io non vi chiedo di toglierlo, fate quel cazzo che volete. Però nella mia concezione etica, su un mezzo di comunicazione mettere delle robe dure su una persona allegate a info su come rintracciarla è una pratica che negli ultimi 30 anni (da quando faccio attività social-politica-comunicativa) ho visto usare solo a... vi devo fare la lista? Meglio di no, non vorrei a provocazione rispondere con provocazione.
Resta inteso che la vs risposta sulla questione etica comporterà una conferma o un radicale cambiamento di punto di vista su cosa è, oppure su cosa è diventata Indy: io sono per togliere il discorso della feltrinelli/localizzazioni fisiche delle persone ma lasciare l articolo ma in realtà mi rimetto a chi ha piu il polso del movimento di me . cmq il discorso della feltrinelli e effettivamente fuori policy x il resto ... non mi va di censurare articoli a comando.
Dopo averla letta, non sapevo se mettermi a ridere o a piangere. Che lui non sia d’accordo con quanto ho scritto, lo posso ben capire. Che si sia risentito, anche. Ma avrebbe potuto rispondere alle critiche. Non poteva sostenere le sue scelte, motivarle, magari deridere quelli come me che non hanno capito che i tempi sono cambiati e che quindi bla-bla-bla-bla? Oppure, non poteva ignorare le mie parole avendo altro di meglio e di più importante da fare? No, non poteva. Anzitutto, per la sua presunzione. No, dico, ma vogliamo scherzare? Lui è Gomma, G-O-M-M-A. Ora che ha assaporato le luci della ribalta mediatica, ora che è abituato ad “incassare” successi, non tollera critiche, né si abbassa a ribattere quanto può affermare un perfetto sconosciuto come me. La sua «concezione etica» glielo impedisce: meglio mandare agli Indyani letterine in cui, dopo aver esibito il suo blog-curriculum (della serie: lei non sa chi sono io!), li invita non alla censura (diamine, ci mancherebbe!) ma solo al rispetto della policy di Indy dietro sottile ricatto (il radicale cambiamento di punto di vista su Indy, il SUO punto di vista ovviamente, che lui però presenta come oggettivo e valido per tutti, manco fosse quello di Sua Maestà). Il mio articolo va quindi oscurato non perché scomodo ai suoi affari, ma perché contiene (para)minacce nei confronti della sua sacra persona. E lo dice lui, che dall’alto della sua trentennale carriera «social-politica-comunicativa» sa come vanno queste cose…
Mah, mi sa che il nostro ex-punk stavolta ha sbagliato i suoi calcoli. Dopo aver pensato che il punk fosse una sua proprietà da poter sfruttare in eterno a fini commerciali senza essere disturbato, ha poi pensato che anche Indymedia fosse un suo feudo e che quindi tutti i “mediattivisti” pendessero dalle sue labbra come i suoi vassalli lombardi e svizzeri. Invece no, fra gli Indyani c’è anche chi (ed è la maggioranza) si è giustamente incazzato di fronte alla sua ingerente arroganza che pretende di stabilire cosa si possa e non si possa leggere. E poi, di quali (para)minacce va cianciando? Io non ho scoperto che lavora per la Feltrinelli mentre lo pedinavo di nascosto, in vista di aggredirlo. Ho semplicemente dato un’occhiata al suo blog. È lui stesso a dirlo. Così come è da lì che ho appreso della sua collaborazione con la RAI. Sicché, se lui si vanta pubblicamente dell’alto profilo dei suoi datori di lavoro (per dimostrare di riflesso la propria competenza tecnica), va tutto bene. Ma se lo riporto io per dimostrare come abbia rinnegato l’anti-istituzionalità che caratterizzava il punk, allora devo essere oscurato! Più che (para)minacciato, questa Gomma è un gran para… no, non lo dico, altrimenti gli indyani lombardo-svizzeri mi censurano.
Fatto sta che la sua reazione gli si è ritorta contro. La cosa più divertente è che quell’articolo sarebbe presto scomparso, superato dai nuovi contributi, e forse sarebbe passato del tutto inosservato. Invece ora, dopo la censura subita, è diventato persino oggetto di discussione. Di più, il (para)minacciato ha fatto scazzare fra loro gli stessi indyani. Bella mossa, complimenti, che denota la trentennale esperienza «social-politica-comunicativa» di chi la sa tanto lunga.
In realtà, se Gomma si è dato tanto da fare contro il mio articolo è perché non può tollerare che qualcuno gli faccia cattiva pubblicità mentre lui è intento a vendere i suoi prodotti culturali al movimento. E non avendo alcuna ragione da opporre, giacché sa perfettamente che i fatti da me riportati sono tutti veri, gli è rimasta da giocare solo la carta della pressione censoria. Gomma è uno di quei personaggi che amano stare con i piedi in più staffe. Mentre dalle istituzioni vuole tolleranza e sovvenzioni, dal movimento vuole rispetto e clientela. Il mio articolo, mancandogli di rispetto, rischiava di rovinargli gli affari con la clientela.
In fondo capisco la sua stizza. Mi sembra il minimo da parte di qualcuno che presenta il delatore Timothy Leary (talmente infame da vendere all’FBI i Weathermen che lo avevano fatto evadere), o il cortigiano di tiranni Hakim Bey (scappato dall’Iran durante la rivoluzione per via del suo coinvolgimento con il regime dello Scià), come sovversivi da elogiare e pubblicare. Chissà, forse è stata la sua sbandierata «concezione etica» a consigliarlo di tacere ai suoi lettori questi piccoli dettagli sul conto dei suoi adorati autori. Come diceva il suo infame mito underground Leary, «Bisogna vendere la nuova cosa ai ragazzi». E al limite, anche quella vecchia.
vinc3nt | 02 Aprile, 2008 13:57
Nella notte tra il 27 e il 28 marzo, l'auto sotto l'abitazione di Enzo Savaresi [responsabile di casapound], prende fuoco.
Che bel bagliore avrà regalato alla città!
nel comunicato, tra piagnistei e improbabili inviti alla legalità, si legge:
"Un gesto becero, tipico di chi, senza idee con cui confrontarsi ricorre all'odio e all'intimidazione. Ma se credono che un gesto del genere mi intimidisca si sbagliano alla grande, noi prendiamo ufficialmente posizione contro tutto e tutti e ci piacerebbe che anche i nostri avversari contestassero alla luce del sole e non in maniera cosi codarda."
Di certo i luridi fascisti di CasaPound non sono i più adatti a parlare d'onore e dignità, e tantomeno possono permettersi di dare lezioni di coraggio. E' patetico l'appello alla pacificazione di questi vermi dopo gli innumerevoli infami agguati di cui si sono macchiati.
vinc3nt | 26 Marzo, 2008 12:08

In ogni città non si fa altro che parlare di sicurezza, del problema sicurezza,di questa ondata di criminalità che invade le nostre strade, violenza e ultra violenza spiattellata negli schermi davanti a "cittadini" sempre più assoggettati al dominio del grande fratello. State attenti, chiudetevi nelle vostre case: potreste imbattere in un rom, in un ladro, un violentatore e perchè no in un terrorista. Nella folclorica italia abbiamo terroristi di tutti i colori e di tutti i tipi: musulmani, anarchici, brigatisti vecchi e nuovi, ultras, operai. Tutti loro sono additati come sovversivi, rivoltosi, con finalità di eversione dell'ordine democratico, dunque terroristi da far sbranare all'opinione publica.
Tutta gente indagata o indagabile per associazione sovversiva.
In effetti quest'ordine democratico va mantenuto, un ordine che semina guerre per far crescere il germe della tecnocrazia attraverso interventi umanitari, un ordine che distrugge aria terra e acqua per il nostro sviluppo, per lo sviluppo del progresso umano (così lo chiamano), un ordine che mantiene la giusta e sana distanza tra sfruttati e sfruttatori, un ordine che per mantenersi in vita deve sacrificare più di mille morti all'anno sul lavoro solo in questo paese.
Un ordine che per mantenersi ha bisogno del servilismo, del controllo sociale, del ricatto costante verso i suoi sudditi.
Dunque telecamere ovunque, condizioni miserabili e precarie di vite, un sistema punitivo per chiunque esce dalle linee preindicate, che si concretizza nelle varie forme repressive (espulsioni, fogli di via, T.S.O., sorveglianza speciale e carcere).
Come non capire chi sente dentro di se una forte tensione che spinge al rovesciamento di questo ordine, alla sovversione di questo esistente.
Uomini e donne che vengono chiamati terroristi, nient'altro non sono che persone che non accettano il potere del dominio esercitato su di loro e sugli altri, ognuno con diversi modi di opporsi a quest'ultimo.
Quello che viene condannato da parte del sistema non è quello che una persona ha fatto, ma quello che una persona è, il suo pensiero, e la sua potenzialità di nemico interno al sistema stesso.
Il fatto di essere anarchico già di per sè è condannabile e perseguibile, parlare di azione diretta e sabotaggi nella democrazia del libero pensiero è sufficente per incappare nelle maglie della repressione.
La minaccia di un pensiero antipotere deve essere eliminata nel nascere, è per questo che molti compagni anarchici e non solo finiscono nelle patrie galere con capi di accusa come associazione sovversiva.
Questo è anche il caso di un nostro amico e compagno, Michele, che per il suo impegno nelle lotte, da quelle in difesa della terra contro la devestazione ambientale in Umbria a quelle contro l'istituzione carceraria e le più sottili forme di tortura tecnologica e controllo mentale, dopo quattro mesi si vede ancora rinchiuso in una merda di prigione sotto un regime speciale come l'E.I.V. (elevato indice di vigilanza). Accusato con altri quattro ragazzi di appartenere a una associazione sovversiva, e nello specifico di aver compiuto un paio di sabotaggi e di aver minacciato la presidente della regione. Le indagini si basano sulle solite quattro frasi estrapolate e decontestualizzate dal loro contesto.
Gli altri quattro ragazzi sono o in stato di libertà in attesa di giudizio o agli arresti domiciliari. La domanda sorge spontanea: com'è che a Michele viene respinto il ricorso per la scarcerazione?
La risposta a nostro avviso è molto semplice: per ciò che Michele è, ovvero un ragazzo che ha sempre rivendicato fino ad ora il suo essere anarchico. Un dettaglio che ha fatto la differenza rispetto ai suoi coindagati.
Non ci interessa entrare nelle logiche da aula di tribunale, di dover parlare di innocenza o colpevolezza, ci basta condividere la tensione per il rovesciamento di questo sistema, la nostra solidarietà è nella complicità degli intenti.
Ogni persona che si sente ribelle, che non accetta di tollerare ancora soprusi e repressione, dovrebbe interessarsi delle condizioni dei propri compagni, saperli sostenere e difendere nei momenti di bisogno.
Cosi come la solidarietà non può rimanere una parola vuota, un concetto passivo, bensì dovrebbe riempirsi di una portata attiva, la solidarietà dovrebbe sposarsi con la complicità nel portare avanti le lotte interrotte da arresti e repressione.
Perciò rilanciare l'azione diretta come pratica di solidarietà e di lotta.
SABATO 5 APRILE DA MEZZOGIORNO AL TRAMONTO
PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI SULMONA DOVE SI TROVA MICHELE
LIBERTA' PER MICHELE, LIBERTA' PER TUTTE E TUTTI
Per scrivergli: Michele Fabiani, via lamaccio 2, 67039 Sulmona (AQ)
anarchiche e anarchici
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