Roma: Animal Liberation Front
vinc3nt | 26 Luglio, 2007 10:08

L'industria delle uova e' incredibilmente crudele.
Decine di file di
piccole gabbie, disposte le une sopra le altre, dentro capannoni che
visti dall'esterno non sembrano contenere tanto dolore. In ognuna di
queste gabbie vengono stipate fino a cinque galline. La loro vita si
svolge in totale immobilita', senza poter aprire neanche le ali. Devono solo produrre uova. Chi le alleva non deve preoccuparsi che tanto stress possa portarle ad essere aggressive, basta tagliar loro il becco. Non sono considerate esseri viventi, ma macchine.
Alcune,
poche, sono allevate a terra. Ma le condizioni sono identiche: luce
artificiale e sovraffollamento inverosimile. Quando tanta sofferenza le
sfinisce e le uova cominciano a diminuire le galline sono pensionate al
macello, e il loro corpo si trasforma in carne di seconda scelta.
Cosi'
come esistono le galline devono pur esserci anche i maschi. E il
processo produttivo ha riservato per loro un particolare ruolo,
redditizio per l'allevatore ma atroce per l'animale. La scelta e' tra
una morte appena nati nel tritatutto, trasformati in mangime per altri
animali allevati, o tra una vita in gabbia come le loro sorelle. Piu'
breve pero', perche' dopo quaranta giorni un gancio metallico e un
coltello inizieranno il ciclo industriale che terminera' poi dentro un
supermercato, dove plastica e polistirolo avvolgeranno il loro cadavere
e un'etichetta con scritto "carne di pollo" fungera' da lapide.
I
moderni metodi di allevamento hanno tolto qualsiasi dignita' a questi
animali. Se da una parte agli addetti ai lavori importa solo il
guadagno, dall'altra troppe poche persone scelgono di non voler
uccidere per cibarsi. Sia la crudelta', l'indifferenza o l'ignoranza, bisogna fare qualcosa.
(Continua)