Roma: Animal Liberation Front
vinc3nt | 26 Luglio, 2007 10:08

L'industria delle uova e' incredibilmente crudele.
Decine di file di
piccole gabbie, disposte le une sopra le altre, dentro capannoni che
visti dall'esterno non sembrano contenere tanto dolore. In ognuna di
queste gabbie vengono stipate fino a cinque galline. La loro vita si
svolge in totale immobilita', senza poter aprire neanche le ali. Devono solo produrre uova. Chi le alleva non deve preoccuparsi che tanto stress possa portarle ad essere aggressive, basta tagliar loro il becco. Non sono considerate esseri viventi, ma macchine.
Alcune,
poche, sono allevate a terra. Ma le condizioni sono identiche: luce
artificiale e sovraffollamento inverosimile. Quando tanta sofferenza le
sfinisce e le uova cominciano a diminuire le galline sono pensionate al
macello, e il loro corpo si trasforma in carne di seconda scelta.
Cosi'
come esistono le galline devono pur esserci anche i maschi. E il
processo produttivo ha riservato per loro un particolare ruolo,
redditizio per l'allevatore ma atroce per l'animale. La scelta e' tra
una morte appena nati nel tritatutto, trasformati in mangime per altri
animali allevati, o tra una vita in gabbia come le loro sorelle. Piu'
breve pero', perche' dopo quaranta giorni un gancio metallico e un
coltello inizieranno il ciclo industriale che terminera' poi dentro un
supermercato, dove plastica e polistirolo avvolgeranno il loro cadavere
e un'etichetta con scritto "carne di pollo" fungera' da lapide.
I
moderni metodi di allevamento hanno tolto qualsiasi dignita' a questi
animali. Se da una parte agli addetti ai lavori importa solo il
guadagno, dall'altra troppe poche persone scelgono di non voler
uccidere per cibarsi. Sia la crudelta', l'indifferenza o l'ignoranza, bisogna fare qualcosa.
(Continua)
Orio (Vt) Concerto Bassotti, i fascisti ci riprovano
vinc3nt | 25 Luglio, 2007 12:37

24/07/2007 - Nella serata di ieri, ad Oriolo Romano, nell’ambito della “Festa dei Musi”, si è svolto il previsto concerto musicale del gruppo “La banda Bassotti”. In considerazione del fatto che in occasione di una recente apparizione della band a Roma, a Villa Ada, si era verificata un’aggressione in danno di alcuni spettatori, il Questore di Viterbo, per la circostanza, aveva predisposto adeguati servizi di ordine e sicurezza pubblica con l’impiego di personale della Forza Pubblica, al fine di assicurare l’ordinato svolgimento della manifestazione. Al termine del concerto, che ha avuto luogo senza alcun tipo di incidente, nel corso dei servizi preventivi e di osservazione che si sono protratti nella nottata a Oriolo Romano, personale della DIGOS della Questura di Viterbo e di Roma identificava, nei pressi della piazza ove si era svolta la manifestazione musicale, gli occupanti di due autovetture in sosta. All’interno della auto venivano rinvenute alcune mazze di legno riportanti slogan politici di estrema destra e altro materiale interessante. Gli occupanti venivano denunciati ai sensi della legge n. 110 del 1975, per porto di armi od oggetti atti ad offendere.
Anarchici: i fantasmi di un magistrato bolognese
vinc3nt | 25 Luglio, 2007 08:45

Prive di fondamento - secondo il Tribunale del Riesame di Bologna - le ipotesi di apologia di attentato terroristico e associazione sovversiva per gli anarchici del Centro di Documentazione bolognese Fuoriluogo, che subirono quattordici perquisizioni familiari il 31 maggio scorso.
Per l'ennesima volta si rivelano infondate le costruzioni accusatorie di Paolo Giovagnoli, pm della procura bolognese, ossessionato dall’idea di vivere in una città sull'orlo dell'insurrezione.
Questa volta è stato il Tribunale del Riesame, presieduto dal giudice Sergio Cornia, a smontare le accuse rivolte da Giovagnoli a otto attivisti del Centro, ordinando il dissequestro di tutto il materiale sequestrato.
Gli otto anarchici distribuirono all'entrata di un convegno tenutosi alla Facoltà di Economia il 21 marzo scorso un opuscolo intitolato “La classe operaia va all'inferno” all'interno del quale la frase “certe responsabilità prima o poi si pagano”, riferita al giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle Brigate rosse, avrebbe delineato, secondo l'accusa, i reati di apologia di attentato per finalità terroristiche o di eversione, nonché di associazione sovversiva.
Una vera caccia alle streghe o, nella migliore delle ipotesi, la persecuzione di un mero reato di opinione incompatibile con uno stato di diritto.
Distribuire quell'opuscolo, che il Riesame definisce “ironico... e privo di espressioni particolarmente radicali” sarebbe stata sì una condotta “gravemente provocatoria e offensiva della sensibilità dei partecipanti”, ed in particolare nei confronti di Marina Orlandi, vedova Biagi, ma rivolta ad un pubblico del tutto “refrattario a raccogliere stimoli a delinquere”.
In altre parole, non c’è fondamento per le ipotesi di reato formulate da Giovagnoli.
Un anno fa ci lasciava Valerio Marchi
vinc3nt | 23 Luglio, 2007 14:54
Un anno fa ci lasciava Valerio Marchi. Lo skinhead, il sociologo, l'ultrà, l'antifascista, l'intellettuale di strada.
un articolo del 2006 dei wuming per ricordarlo:
E' un'estate di siccità dell'anima, che si porta via i nostri fratelli maggiori, uno in fila all'altro, come scoiattoli ghermiti da un rapace.
Dopo Piermario Ciani e Roberto Bozzetti (aka DJ Pappa Rodriguez), ieri sera la notizia che ti spegne la voce e ti fa balbettare al telefono.
E' morto a soli 51 anni Valerio Marchi, sociologo, storico dei moviemtni giovanili, militante antifascista, skinhead, ultà della Roma, libraio e scrittore.
All'improvviso, molti fenomeni (il fascismo da curva, le sottoculture giovanili, il rock della destra radicale ecc.) diventano opachi, meno leggibili. Rimane sguarnita una postazione critica importante, e tutti quanti ne scontreremo le conseguenze. Il mix incarnato da Valerio (credibilità accademica + culo in strada, strumentazione scientifica + passione viscerale) è sempre più difficile da "shakerare", in un Paese impoverito dalla "fuga dei cervelli", dove imperversa il radicalismo da salotto ed è egemone l'arricciata di naso di fronte alle manifestazioni della cultura popular.
Questa morte avrà un impatto devastante sulla cultura italiana, che purtroppo - in tutt'altre faccende affaccendata - se ne accorgerà tra chissà quanto.
Abbiamo confezionato un piccolo tributo, per far conoscere un po' del lavoro di Valerio anche a chi non ne ha mai sentito parlare.
Mandiamo un abbraccio rude e un po' maldestro, da orsi affettuosi, alla famiglia di Valerio, agli innumerevoli amici e a tutti i compagni da via dei Volsci a Polignano.
[WM 2006]
Scarica la video-intervista sulla destra radicale in Europa
Estratti di articoli:
- Prefazione a "la sindrome di Andy Capp"
- Estratto da "Il derby del bambino morto"
Aggressione neofascista al campo di protesta ambientalista di Angarsk (Siberia)
vinc3nt | 23 Luglio, 2007 10:42
All'alba del 21 luglio, intorno alle 5 del mattino, il luogo dove ci eravamo stabiliti per campeggiare è stato brutalmente assalito. Diversi fascisti sono piombati all'improvviso sulle nostre tende dandogli fuoco
e rubando le nostre cose, colpendoci nel sonno con bastoni, martelli e
calci. Il tutto mentre inveivano e urlavano contro gli antifascisti –
elemento che, insieme all'assurda e consapevole violenza
dell'aggressione, non lascia dubbi sulla natura dell'azione: non si è
trattato di hooligan qualsiasi, ma di un'incursione fascista coordinata
e pianificata.
Va rilevata la lunga attesa – più di mezz'ora – che ha contraddistinto
l'intervento delle forze di dell'ordine richiamate sul luogo e i
successivi tentativi, da parte sempre della Polizia, di negare
l'esistenza di gruppi neofascisti nell'area di Angarsk. I partecipanti
al campo ecologista si sono visti invitare dai dirigenti di Polizia sul
luogo a non “dare scandalo” e a “non comunicare con i giornalisti”
riguardo all'aggressione subita. Ma non possiamo tacere, poiché l'indignazione e il desiderio di riscatto vanno al di là di ogni altra
considerazione.
La scorsa notte abbiamo perso un nostro compagno. Ilya Borodaenko – un
compagno anarchico di Nakhodka, membro dell'Azione Autonoma – è morto a
causa di un trauma cranico e del pestaggio subito. La notte
dell'aggressione, Ilya e altri due partecipanti del campo erano di turno
ed Ilya è stato il primo a fronteggiare il gruppo fascista. Alcuni altri partecipanti sono stati ricoverati all'ospedale in gravi condizioni (con
traumi cranici e fratture alle braccia e alle gambe). Le tende sono
state date al fuoco o distrutte; le bandiere sono state rubate.
Comunque sia, non ci dimenticheremo nulla, e non perdoneremo la morte di Ilya Borodaenko ai suoi assassini – a prescindere dal corso che potrà
mai prendere l'indagine “ufficiale”. Non fermeremo le nostre attività al
campo di protesta ambientalista, non fermeremo la nostra lotta contro la
piaga nazifascista e contro la mafia del nucleare, contro la feccia
dell'autoritarismo e del razzismo, contro tutto ciò che mira alla
distruzione sia della natura che della dignità umana.
Oggi siamo in lutto.
Domani continueremo la nostra lotta.
indy_uk - indy_siberia - VIDEO (mainstream)
(Continua)